13/03/2026 Comunicati

A EXPOSANITÀ 2026, L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA SFIDE E SOLUZIONIBOLOGNAFIERE, 22-24 APRILE

A EXPOSANITÀ 2026, L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA SFIDE E SOLUZIONIBOLOGNAFIERE, 22-24 APRILE


Bologna, 13.03.2026 - L’edizione 2026 di Exposanità, a BolognaFiere dal 22 al 24 aprile, sarà all’insegna del digitale. L’apporto che le nuove tecnologie stanno dando alla medicina e al progresso nelle possibilità di cura messe a disposizione del Servizio Sanitario italiano è ormai indiscutibile. L’adozione del digitale è determinante in tutti gli aspetti, nelle applicazioni cliniche come in quelle organizzative, nella ridefinizione dei contesti di cura come nell’empowerment di professionisti e pazienti nella gestione della non autosufficienza. L’Information & Communication Technology (ICT) si prefigura come una delle leve fondamentali per il miglioramento della qualità e della sostenibilità del servizio sanitario.
Per delineare quale sanità ci attende nel prossimo futuro, dunque, Exposanità2026 “Planning Solutions” ha deciso di mettere Intelligenza artificiale e hi-tech al centro della rassegna e dei suoi 5 saloni espositivi - Horus, Hospital, Diagnostica, Sanità Digitale e Terza Età - indagando sfide e opportunità presenti e future.
Ad aprire la manifestazione, il convegno inaugurale dal titolo Sfide socio-sanitarie e soluzioni tech. Nuove risposte per garantire il diritto alla cura (22 aprile, ore 10.30, Sala Concerto) che attraverso una serie di interrogativi ci guiderà nel confronto sulla sanità digitale e sulle soluzioni che l’innovazione tecnologica mette a disposizione. Primo fra tutti: il digitale ci salverà? Nonostante tutte le criticità che affollano lo scenario attuale, dall’invecchiamento della popolazione, alla crisi vocazionale dei professionisti, dalla sostenibilità economica alle difficoltà legate alla territorializzazione delle cure, riuscirà a preservare la salute come diritto universale? Tutto questo, senza la certezza di chi crede che le risorse tech possano sormontare ogni difficoltà, ma piuttosto con la volontà di trovare nuove soluzioni per garantire “la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, come afferma la nostra Costituzione.
I saluti istituzionali saranno affidati ad Antonio Bruzzone, AD di BolognaFiere, all’Assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna, Massimo Fabi, e a Fabio Faltoni ed Elena Menichini, di Confindustria Dispositivi Medici. Con la moderazione di Marzio Bartoloni del Sole24Ore, il convegno si aprirà dando spazio alle sfide del SSN: prima quelle demografico-economiche, che saranno tracciate dall’autorevolezza di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, mentre quelle delle professionali sono affidate a Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI. Seguiranno inoltre gli interventi di Giuseppe Jurman, Fondazione Bruno Kessler, il prof. Antonio Vittorino Gaddi, presidente di SIT (Società Italiana di Telemedicina), il direttore del Centro ricerca IATIS Alessandro Palombo, e per concludere il prof. Giuseppe Andreoni, Direttore del Laboratorio “Tecnologia e Design per la Sanità (TeDH) del Politecnico di Milano. I take home messages sono affidati all’analisi di Andrea Fortuna, Partner PwC Italia, Healthcare Pharmaceuticals & Life Sciences.
Tra le iniziative speciali, tre i workshop dedicati all’utilizzo dell’AI in ambito sanitario, che troveranno spazio nel salone Sanità digitale.
A partire da quello riservato all’uso dell’IA per la cardiologia (22 aprile ore 11-13). Qui, i direttori delle unità operative di cardiologia di grandi ospedali italiani, l’Azienda ospedaliero universitaria S. Andrea di Roma; il prof Igor Diemberger e il direttore del Servizio ITC, Luca Capitani per il Policlinico Sant’Orsola di Bologna; i direttori della struttura complessa Marco Foracchia e Ella Cocchi per l’Ospedale Niguarda di Milano - si confronteranno su esperienze, potenzialità e criticità dell’utilizzo dell’AI nella diagnosi assistita, nella medicina personalizzata e nell’analisi predittiva. Lo faranno insieme alle ingegnerie cliniche e alle direzioni UO servizi informatici, pienamente coinvolte nell’utilizzo di attrezzature biomediche e sistemi digitali che vanno a costituire un unico ecosistema complesso.
Lo stesso accadrà nel workshop su IA a servizio dell’oncologia (22 aprile ore 14-16), che presenterà tre importanti case study per la collaborazione interdisciplinare: le applicazioni al glioblastoma dell’Istituto neurologico Basta di Milano, verranno illustrate dal prof. Massimiliano del Bene e dal dott. Giovanni Carone; il progetto Breastscan, della Fondazione Susan Komen con Policlinico Gemelli, che saranno presentati dal prof. Francesco Sardanelli; e il progetto Deep Lung, del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, a cura del direttore dell’unità complessa Piero Candoli insieme al direttore Luca Capitani.

Infine, l’IA a supporto delle direzioni sanitarie (23 aprile ore 11-13): stavolta saranno i direttori sanitari a confrontarsi su bisogni e soluzioni di utilizzo della AI per l’allocazione della spesa, la gestione delle liste d’attesa, per aumentare l’efficienza dei processi clinico-assistenziali e valutare la qualità dell’esperienza di utenti e operatori. Interverranno il direttore generale Mattia Altini (Az. USL di Modena), l’ing. Paride Lambertini, il direttore generale Paolo Fortuna (Aulss 6 Veneto), il direttore SC “Tecnologie" Francesco Pensalini e la dott.ssa Simonetta Pagano (AUSL città di Torino) e infine il direttore generale Emanuele Ciotti e la dott.ssa Elena Franchi (USL Umbria).Non poteva mancare il tema della sicurezza informatica, con la gestione ed elaborazione sicura del dato informatico: quali strumenti e quali soluzioni abbiamo a disposizione per un utilizzo sicuro del dato sanitario?
Tutto questo apre un altro grande tema cardine, per il nostro Servizio sanitario nazionale: quello delle risorse da investire nella grande sfida dell'innovazione. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Chiara Gibertoni, medico e direttore generale dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola di Bologna, tra i centri ospedalieri migliori al mondo: “Dobbiamo fare una premessa: tutte le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale hanno storicamente difficoltà a realizzare investimenti, perché mancano fondi di finanziamento adeguati e, soprattutto, continui nel tempo. In particolare, nell’ambito delle tecnologie biomediche e informatiche è sempre stata una battaglia riuscire a mantenere le strutture pubbliche aggiornate rispetto alle opportunità che via via si rendono disponibili. C’è però un aspetto distintivo del nostro sistema: quando un’innovazione arriva, arriva per tutti. A differenza di altri Paesi considerati all’avanguardia, il fatto di poter accedere alle innovazioni senza distinzioni di reddito è un elemento che ci caratterizza e ci nobilita. Il PNRR ci ha certamente permesso di realizzare una serie di aggiornamenti, soprattutto sulle tecnologie più “pesanti” come TAC e risonanze magnetiche, creando i presupposti per l’utilizzo di software più evoluti. Ricordiamoci che l’intelligenza artificiale è anche questo: la possibilità di ottenere ricostruzioni di immagini estremamente sofisticate, distinguere con maggiore precisione i tessuti patologici da quelli sani, oppure personalizzare – attraverso gli acceleratori lineari in radioterapia – il piano terapeutico con un livello di accuratezza superiore all’occhio umano. Grazie all’iniezione di fondi straordinari siamo riusciti a realizzare cambiamenti profondi e radicali sul piano dell’innovazione. Al Sant’Orsola li abbiamo sfruttati fino in fondo, con aggiornamenti tecnologici che aspettavamo da tempo e che non avrebbero avuto altre fonti di finanziamento.”
Quali sono invece i rischi o i limiti da superare?Il rischio principale - prosegue Gibertoni - è legato alla cyber security. Le aziende sanitarie sono luoghi estremamente sensibili da questo punto di vista e oggi gli attacchi informatici rappresentano una vera e propria strategia globale di destabilizzazione, non più soltanto l’azione di singoli hacker. Il tema degli attacchi cibernetici alle aziende sanitarie ci preoccupa molto. Proteggere un patrimonio così prezioso come le nostre banche dati richiede investimenti enormi in sicurezza, che iniziano ad avere un peso rilevante sui bilanci. Servirebbe un approccio più integrato: dall’analisi dei punti di vulnerabilità alla formazione del personale per prevenire fenomeni come il phishing tramite mail o messaggi. Il rischio è altissimo, perché più ci digitalizziamo, più diventiamo vulnerabili. È in arrivo una normativa molto stringente, che entra in vigore proprio in questi mesi, ma che è altrettanto difficile da applicare, sia in termini di investimenti sia di fruibilità del dato nella pratica clinica. Quando si parla di salute, ogni software di supporto deve essere certificato, allenato, garantito e soprattutto reso sicuro. Tutto questo richiede investimenti enormi che, al momento, come aziende pubbliche, fatichiamo a intravedere”, conclude.

Appuntamento a Exposanità, Health – Care – Innovation, a BolognaFiere dal 22 al 24 aprile 2026.
L’Ufficio Stampa
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